Ridotta Isabelle

Antonio Cocco

“19 Settembre 1953
Come vedi è passato molto tempo dall’ultima mia che ti scrissi da Dong-Din... s’è effettuato ciò che avevo previsto. 6 giorni di operazione, un’eterna marcia di notte e di giorno tra acqua pantano e boscaglie... qualche cosa insomma di estenuante e di incredibile… L’operazione che stiamo facendo è fatta per cercare di pulire tutto il settore infestato da Viett.
Ci sono quasi un centinaio di villaggi tra la risiera da “pulire” ed in ogni uno si trovano fratelli scalzi”

1952. Antonio ha diciannove anni, vive con la famiglia a Venezia e frequenta ragioneria svogliatamente. Quell’anno rischia la bocciatura. A un’interrogazione andata male, Antonio reagisce in modo estremo: scappa in Francia con un amico.

Arrivato al confine la gendarmerie lo ferma e lo ricatta: la prigione o la Legione Straniera.


Antonio preferisce la vita del guerriero a quella del prigioniero, non sa che ad attenderlo non ci sarà nessuna gloria. Appena arruolato, capisce di aver fatto la scelta sbagliata: l’addestramento è violento, la quotidianità senza pietà.

Dopo un passaggio in Africa, Antonio si ritrova in Indocina, per sbaglio, impigliato senza speranza nell’incedere incurante della Storia. Antonio difende la Ridotta Isabelle, la collina più a Sud occupata dalle truppe francesi durante la lunga battaglia di Diên Biên Phu. È la più a sud e la più pericolosamente isolata, ma resiste e per un attimo Antonio crede di potersi salvare.

Poi, nel maggio del 1954, anche la Ridotta Isabelle capitola e trascina con sé la giovane vita di Antonio.