Oreste Orlando Tonelli

Colibrì

“...Finalmente sono costretto, dimandandovi mille perdoni a mano giunte, di confessarvi il mio fallo. Sarei tornato subito da voi coll’ultima lettera della morte del babbo, ma hoimé!
La sciagura mi ha colpito che per me omicidio in rissa presi 25 anni di lavori forzati, ed ora m’anno strasportato in queste terre malsane di Caienna a scontare la mia pena. Non solo il vostro cuore verrà martorizzato a leggere questa mia seguente lettera, ma anche il mio si trova immezzo a mille tormenti!"

Oreste Orlando Tonelli nasce a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, nel 1881. 

Cresce in una famiglia povera. Orlando deve dare una mano alla famiglia ma è un ragazzo irrequieto, ribelle, assetato di libertà. Così, nel 1895, compiuti i 15 anni, parte per Montecarlo, lui e un cugino, in cerca di lavoro. 

Prima di allora Orlando non aveva mai visto un treno, né il mare, né le grandi città. Lavorerà per un anno, risparmiando e mandando i soldi a casa, poi però, comincia a frequentare amicizie sbagliate e tra il gioco e l’osteria dilapida tutti i guadagni. 

A 19 anni gli propongono un’occupazione ben remunerata in una friggitoria in Scozia. Qui si innamora di una ragazza inglese ma il rapporto non è accettato dalla comunità locale, il proprietario dell’attività lo licenzia e lo rispedisce a Fivizzano. Sarà rimpatriato con foglio di via. 

In Italia scopre di essere ricercato per una condanna a 18 mesi che gli hanno inflitto in contumacia per un delitto che non ha mai commesso ma del quale non si è neppure presentato a discolparsi. 

Riesce in gran fretta a tornare in Francia, dove cambia diverse occupazioni, frequenta amicizie sempre più pericolose finché una notte, in una rissa, uccide un piemontese, emigrato come lui. 

Fugge ma viene arrestato e imprigionato a La Rochelle. La condanna, venticinque anni di lavori forzati alla Caienna, una delle prigioni più famose della storia. 

Nella colonia penale al largo della Guyana Francese, incontra altri tre italiani e insieme riescono nell’impresa: evadono e si imbarcano per il Venezuela. 

Da qui scrive alla mamma chiedendole perdono e anche rassicurandola: “Sto bene”.


Diario pubblicato: 

Colibrì, una strada per la Caienna: autobiografia 1881-1925

Firenze, Giunti Gruppo Editoriale, 1994